Braille: insegnante si forma per aiutare studentessa non vedente, esperienza trasformativa

Di : Lorenzo Dalmoro

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A Cesena un’insegnante di sostegno ha scelto di imparare il braille per permettere a una ragazza non vedente di 14 anni di leggere, scrivere e partecipare pienamente alla vita scolastica. La vicenda mette in luce come formazione specialistica, tecnologie assistive e supporto istituzionale possano trasformare oggi l’inclusione scolastica in opportunità concrete.

Silvia Paolillo, docente di sostegno presso la scuola media di via Pascoli e laureata in lettere, è la protagonista di questo progetto educativo. Convinta che la cecità non debba essere vista solo come un limite, ha deciso di acquisire competenze specifiche per insegnare il sistema tattile della lettura alla sua alunna.

Un percorso di apprendimento reciproco

La ragazza, arrivata in Italia cinque anni fa e di origine straniera, ha imparato a parlare italiano ma faticava a leggere e scrivere. Dopo un primo periodo di accompagnamento, è stata seguita dall’Istituto dei Ciechi Cavazza di Bologna, dove la docente ha studiato il codice e le tecniche di insegnamento insieme ad insegnanti non vedenti.

L’apprendimento non è stato solo tecnico: si è trattato anche di sviluppare la sensibilità tattile necessaria per riconoscere le combinazioni dei punti. La docente racconta che la sua precedente esperienza con studenti stranieri è stata un aiuto prezioso nell’adattare metodi e tempi di insegnamento.

Il risultato è stato un lavoro di squadra che ha coinvolto scuola, famiglia e servizi sanitari, con un impatto diretto sulla vita della ragazza.

Strumenti e supporti concreti

Alla base del percorso ci sono stati dispositivi e risorse che hanno reso possibile il salto qualitativo verso l’autonomia scolastica.

  • Dattilobraille e displaybraille per la produzione e la lettura del testo tattile;
  • Formazione specialistica presso l’Istituto dei Ciechi Cavazza con operatori non vedenti;
  • Un apparecchio fornito dal Sistema Sanitario Nazionale per accompagnare lo studio anche alle scuole superiori;
  • Coinvolgimento dei compagni che hanno imparato nozioni base del braille e hanno sostenuto la compagna nei progetti di classe.

Risultati tangibili: dalla Divina Commedia a Bruxelles

Tra le esperienze più significative c’è la trascrizione in braille di un canto della Divina Commedia, realizzata dalla ragazza con il sostegno dei compagni. Questo laboratorio pratico ha favorito l’apprendimento e consolidato la partecipazione del gruppo.

La classe ha poi partecipato a un viaggio di istruzione a Bruxelles, organizzato dal professor Gianluca Tomidei: un’esperienza collettiva che ha coinvolto 235 studenti in tre diversi turni e che ha rafforzato il senso di inclusione tra pari.

Per la studentessa, l’assegnazione di un dispositivo assistivo significa oggi la possibilità concreta di affrontare le scuole superiori con strumenti adeguati, riducendo il rischio di abbandono o isolamento.

Perché questa storia conta ora

Il caso dimostra che investire in formazione per gli insegnanti e in tecnologie assistive produce risultati immediati e duraturi. Per le scuole significa replicare modelli di lavoro integrato tra insegnanti di sostegno, istituti specialistici e servizi sanitari; per le famiglie, la certezza che l’educazione possa davvero aprire prospettive professionali e sociali.

Se adottato su scala più ampia, questo approccio può ridurre le barriere all’apprendimento e migliorare la transizione verso percorsi superiori di studio. La lezione è chiara: con competenze mirate e strumenti adeguati, l’inclusione smette di essere solo un principio e diventa pratica quotidiana.

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