Jonestown: Scopri il Villaggio Che Continua a Stregare Migliaia di Turisti

Di : Teodoro Montani

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Per il governo della Guyana britannica, la questione era essenzialmente finanziaria. Durante la metà degli anni Settanta, questo piccolo stato era turbato dalle ambizioni territoriali del vicino Venezuela e desiderava ardentemente l’arrivo di un gruppo di cittadini statunitensi. Questi americani, progettando di insediarsi nella giungla, avrebbero fondato una sorta di villaggio missionario, un grande insediamento in una radura circondata da una vegetazione densa e ostile, oltre a campi agricoli estorti alla selva. Questo avrebbe garantito alla Guyana due vantaggi: popolare le aree interne del paese e fungere da barriera contro possibili invasioni. Dopotutto, nessuno, e meno che meno il Venezuela, voleva rischiare un conflitto con gli Stati Uniti.

Quando i politici guyanesi accolsero rapidamente questi insoliti stranieri, non immaginavano che avrebbero comunque attirato l’attenzione degli Stati Uniti, e per un motivo tra i più inaspettati e terribili: quel villaggio nella giungla si trasformò in un campo di sterminio, scenario di un orribile suicidio di massa dove 909 persone, molti dei quali bambini, persero la vita, quasi tutti avvelenati da cianuro. Questo evento è entrato nella storia come il massacro di Jonestown: il 18 novembre 1978 furono scoperti centinaia di corpi senza vita.

Alcuni osservatori, sorvolando il sito in elicottero, descrissero la scena come se fossero stati dispersi coriandoli nella foresta: in realtà erano i vestiti colorati dei cadaveri.

Nella speranza di favorire nuovi vantaggiosi accordi, la Guyana permise ai coloni statunitensi di insediarsi a Jonestown. Recenti iniziative del governo guyanese includono la concessione alla società Wanderlust Adventures di organizzare il Jonestown Memorial Tour, un tour guidato nei luoghi del tragico evento. I turisti voleranno a Georgetown, la capitale della Guyana, e da lì, dopo un’ora di viaggio in pulmino, raggiungeranno i resti della città del massacro.

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È facile indignarsi per il cinismo con cui si cerca di lucrare sulla sofferenza di centinaia di famiglie e sulla morte violenta di quasi mille persone. Tuttavia, crediamo che le visite guidate a Jonestown possano anche avere un effetto benefico. Non solo hanno riportato l’attenzione internazionale su questi eventi, ma offrono ai visitatori uno sguardo profondo su un abisso umano che è importante conoscere, specialmente in un’epoca in cui l’umanità sembra incline a flirtare con pericoli simili.

La tragedia di Jonestown rivela gli orrori che il messianismo politico e religioso può scatenare, suggerendo l’esistenza di leader o guru detentori delle chiavi del paradiso terrestre. La storia di questa cittadina ai margini della giungla, le cui strade si sono macchiate di sangue, è certamente estrema, ma non del tutto isolata. In quel luogo si attivò un meccanismo perverso simile a quello che ha alimentato negli ultimi tempi la cosiddetta cultura woke.

Per comprendere gli eventi di Jonestown è molto utile leggere il libro “La strada verso Jonestown” del giornalista Jeff Guinn, recentemente pubblicato in Italia dalle edizioni Nua. È possibile anche guardare un dettagliato documentario sul massacro trasmesso da National Geographic alcuni mesi fa. Entrambi si concentrano sulla figura di Jim Jones, originario dell’Indiana, che si trasformò da predicatore a leader di un massacro di massa.

Jones, fin da giovane, mostrò grandi ambizioni e si distinse per l’attenzione quasi ossessiva che dedicava ai testi sacri. Nonostante ciò, non fu mai veramente cristiano: utilizzò le reti delle chiese protestanti americane per costruire la sua congregazione dagli anni Cinquanta. Si affiliò a diverse realtà religiose per accrescere il proprio prestigio, e come un abile opportunisti cercò sostegno in istituzioni che potessero offrirgli credibilità, fama e denaro.

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Profondamente progressista, Jones desiderava una religione che promuovesse il socialismo, e trovare sostegno come uomo di fede era più semplice che come rivoluzionario. Nel 1955 fondò un piccolo movimento religioso che si appoggiò a varie organizzazioni di fede per crescere, ma la svolta arrivò a metà degli anni Sessanta. Il movimento per i diritti civili e la controcultura stavano cambiando la società americana, e il culto di Jones era perfetto per quel periodo. Era un eroe dell’antirazzismo e lottava per l’uguaglianza tra bianchi e neri, ottenendo successi notevoli e meritevoli.

Ma presto si rivelò per quel che era: un narcisista con manie di controllo, disposto a tutto pur di spingere i suoi fedeli alla sottomissione, spesso anche sessuale. Iniziò proclamandosi padre, poi si autodefinì Cristo reincarnato e Dio in terra, manipolando uomini e donne della sua Chiesa.

«Dopo l’arresto», racconta Jeff Guinn, «Jones iniziò a sottolineare nei suoi sermoni un tema ben preciso: tutti sono omosessuali. Se voleva umiliare qualcuno, lo costringeva ad ammettere la propria omosessualità, e se rifiutavano, venivano picchiati fino alla sottomissione. Stephan Jones pensava che suo padre cercasse solo di accettare la propria bisessualità, costringendo gli altri a condividerne i sentimenti sessuali».

Non contento di controllare spiritualmente e a volte sessualmente i suoi seguaci, a metà degli anni Settanta Jones iniziò a progettare la sua nuova Gerusalemme: Jonestown, la città dove instaurare il suo regime teocratico/socialista. Nonostante fosse incredibile, trovò centinaia di persone disposte a seguirlo in Guyana e a prendere parte a quello che divenne uno spaventoso regime alla maniera di Pol Pot in Cambogia. Jonestown divenne un gulag sudamericano gestito da un americano che si proclamava Dio, e la sua fine arrivò quando un deputato statunitense, Leo Ryan, decise di indagare sul trattamento dei suoi compatrioti. Ryan non fu accolto bene: fu attaccato dalle guardie di Jones, che lo uccisero insieme ad altri cinque. Poco dopo, consapevole della fine della sua parabola tragica, Jones spingeva i suoi seguaci a bere un drink a base di cianuro prima di suicidarsi. Così si concluse Jonestown, un’utopia messianica che portava morte promettendo il paradiso.

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