Teatro delle Vittorie, Roma: vendita mette in bilico il futuro degli spettacoli

Di : Lorenzo Dalmoro

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La decisione della Rai di mettere in vendita il Teatro delle Vittorie ha riacceso il dibattito politico e culturale: volti noti della tv hanno protestato pubblicamente e il ministro della Cultura ha aperto alla possibilità di un intervento. La vicenda porta in primo piano questioni pratiche — costi, sicurezza degli edifici, organizzazione dei servizi giornalistici — ma anche il valore simbolico di uno spazio storico per la televisione italiana.

Costruito durante la Seconda guerra mondiale e diventato dopo il dopoguerra studio di registrazione per programmi come quelli che segnarono l’epoca d’oro della Rai, il Teatro delle Vittorie oggi ospita pochissime produzioni. L’unico titolo rimasto è il gioco televisivo Affari tuoi, che però da Milano farà le registrazioni della prossima stagione. La diminuzione dell’uso non ha però cancellato l’importanza simbolica dell’edificio.

Negli ultimi giorni la mobilitazione pubblica è culminata con l’intervento di personaggi come Fiorello, Renzo Arbore e Stefano De Martino. Fiorello ha trasmesso in diretta da dentro il teatro e ha rivolto un appello al ministro della Cultura, chiedendo di valutare l’acquisto. Il ministro Alessandro Giuli ha risposto che il dicastero può prendere in considerazione l’ipotesi, aggiungendo con tono leggero un’idea alternativa per l’uso futuro dell’immobile.

La spiegazione più prosaica alla base della dismissione è economica: la Rai sostiene che i costi di gestione e manutenzione superano l’effettivo utilizzo. L’edificio è datato, richiede continui interventi sugli impianti e presenta problemi di impermeabilizzazione; inoltre la sua collocazione all’interno di un condominio limita i lavori di ristrutturazione.

  • Numero di immobili: 15 edifici messi in vendita (Genova, Venezia, Milano, Firenze, Roma).
  • Valore complessivo: circa 230 milioni di euro.
  • Modalità di cessione: vendita preferibilmente in blocco a un unico soggetto, con possibilità di frazionamento.
  • Vincoli: 6 immobili sono soggetti alla Soprintendenza e richiederanno autorizzazione ministeriale.
  • Diritto di prelazione: lo Stato può esercitarlo entro 60 giorni.
  • Termini: bando pubblicato il 24 aprile; manifestazioni d’interesse entro il 22 maggio.
  • Soluzione temporanea: opzione di lease back per continuare a usare alcuni spazi con contratti d’affitto dopo la vendita.

La vendita rientra in un piano di razionalizzazione più ampio, pensato per ridurre costi e concentrare attività in strutture moderne e funzionali. A Milano, ad esempio, la sede di corso Sempione sarà dismessa in favore del nuovo complesso in costruzione nel quartiere Portello: i lavori, iniziati nel 2026, dovrebbero concludersi nel 2029 e permettere l’accorpamento delle attività cittadine.

Non tutte le cessioni scatenano la stessa opposizione. La dismissione della Torre Rai di corso Sempione e del Palazzo della Radio in via Verdi — entrambi significativi per l’architettura del Novecento — è stata finora meno contestata rispetto al caso del Teatro delle Vittorie, forse perché la prospettiva di una nuova sede unica appare più razionale dal punto di vista operativo.

L’eventuale vendita e il destino degli edifici sollevano però questioni concrete sull’organizzazione dei servizi giornalistici locali e sulla tutela del patrimonio culturale. L’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, ha espresso preoccupazione per i colleghi di Venezia, Genova e Firenze che non sanno ancora dove saranno trasferiti, chiedendo chiarimenti sull’impatto delle cessioni sulle redazioni dei telegiornali locali.

Quali sono gli scenari possibili? In linea di massima: uno Stato o un ente pubblico potrebbe esercitare la prelazione; il ministro potrebbe decidere un acquisto mirato per preservare particolari funzioni culturali; oppure un privato acquirente potrebbe riqualificare gli spazi, impiegando formule come il lease back per mantenere attività temporanee. Ogni soluzione comporta conseguenze diverse per produzione televisiva, lavoratori e tutela del patrimonio.

La vicenda resta aperta e in rapido sviluppo: il bando e i termini per le manifestazioni d’interesse hanno dato ufficialità a un processo avviato da tempo, ma l’interesse pubblico e le pressioni politiche hanno reso la discussione più intensa. Nei prossimi giorni saranno decisivi sia eventuali mosse del ministero sia le offerte che arriveranno dagli investitori.

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