Si dice che negli ultimi cinque anni, durante i mesi invernali, Champoluc abbia visto fino a diecimila persone al giorno fare la fila per prendere la funicolare che sale al Crest, pronte a lanciarsi sulle piste da sci situate ai piedi del Monte Rosa. Questo fenomeno di overtourism si è intensificato nel periodo successivo al Covid-19, particolarmente evidente nelle aree sciistiche, sia naturali che artificiali. Tuttavia, in montagna il silenzio è prezioso, specialmente sulle piste Occidentali, che sono considerate epiche, più austere e meno poetiche delle Dolomiti, caratterizzate da paesaggi più duri, granitici, oscuri e drammatici. Meno accessibili e più impegnative da scalare, queste montagne impongono un rispetto simile a quello che si prova per gli animali selvatici che abitano i boschi della Val d’Ayas, mitigando il paesaggio aspro e dominante tipico delle valli strette che caratterizzano la regione.
È ben noto che, indossando sci, ramponi o ciaspole, si può salire ai rifugi come il Grand Tournalin, raggiungere il villaggio alpino di Cuneaz o la frazione di Antagnod, oppure ammirare da lontano le imponenti formazioni rocciose di Polluce, Lyskamm, Breithorn e Castore, visibili solo prima di arrivare a Champoluc, poiché da valle e dal villaggio queste vette leggendarie rimangono nascoste alla vista.
Indossare i tradizionali sabot, zoccoli di legno che sollevano leggermente da terra, non migliora la visibilità delle montagne, ma è un accessorio tipico venduto nelle boutique lungo la via principale di Champoluc, dove vale la pena anche visitare l’ufficio delle guide alpine, situato in una delle antiche case del villaggio. Merita una visita anche la libreria “Livres et Musique”, specializzata in letteratura e cartografia alpina, gestita da Madame Daniela da 28 anni, ma fondata negli anni ’80, periodo in cui i dischi di musica classica richiesti dai villeggianti non erano facilmente reperibili, da cui il nome invariato del negozio. Qui si possono sfogliare libri dedicati ai rascard, tipiche costruzioni sopravvissute sul versante occidentale della Val d’Ayas.
Per ammirare i rascard, sia quelli perfettamente restaurati che quelli erosi dal tempo, è necessario camminare fino al vallone e al borgo sospeso di Mascognaz, che risale al XIII secolo e che oggi è per lo più trasformato in un affascinante albergo diffuso di sole undici unità, riservato a pochi fortunati. L’Hotellerie de Mascognaz, elegante e discreta, si trova isolata a duemila metri di altezza ed è diventata famosa perché ha ospitato personalità come l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy e la celebrità Chiara Ferragni, entrambi con problemi giudiziari. La struttura offre una vista panoramica sulle montagne circostanti, tra cui il Monte Rosa e il Cervino, in un silenzio quasi assordante che accentua il senso di isolamento totale.
In estate, il silenzio è sovrano e in inverno, il paesaggio si trasforma in un manto bianco dove l’unico suono è quello dei rapaci e, occasionalmente, dei droni utilizzati da fotografi e videomaker. Ernst Lubitsch, il grande maestro del cinema tedesco e poi hollywoodiano, una volta disse a un gruppo di studenti che gli chiedevano il segreto per diventare bravi registi: “Iniziate a filmare le montagne e quando saprete filmare le montagne, saprete filmare anche gli uomini”.
Forse con queste parole Lubitsch si riferiva alla necessità di sviluppare una certa profondità di sguardo, poiché “filmare le montagne significa saperle osservare dal verso giusto, leggere la loro storia come si leggono le rughe di un volto, catturare la loro personalità nei dettagli senza mai perdere di vista il contesto più ampio in cui si trovano”. Questo, nel massiccio del Rosa e dintorni, è davvero molto.
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