Alle coordinate 45°50’48″N, 7°44’00″E, due scalatori si confrontano con una parete che ricorda un torrone glassato, oppure un’opera d’arte di Jackson Pollock, completata da un soffitto al neon che pare uscito dagli anni ’50 del maestro Lucio Fontana. È affascinante e invidiabile osservare gli scalatori liberarsi delle tossine mentre, al riparo e al caldo, scalano la parete del centro di arrampicata, cuore pulsante dell’Aethos Monterosa Luxury Resort. Questo centro è una recente espansione dell’antico CampZero, un campo base di lusso splendidamente allestito tra i boschi, lontano dalla frenesia di Champoluc, alle porte delle maestose vette del Monte Rosa, celebri nella storia dell’alpinismo anche grazie a Edward Whymper. Si narra che Whymper, posizionato sulla cima del Monte Croce, osservasse e meditasse sulle sfide del Cervino, lontano all’orizzonte, pregustandone la conquista.
La rivoluzionaria idea del 1865 fu seguita, nel 1899, da Benjamin Fosson che costruì l’Hotel Bellevue a Flery, accanto all’Hotel des Cimes Blanches del 1867, in stile svizzero e isolato sui pendii immacolati che scendono verso il villaggio walser di Saint-Jacques. Durante il fascismo, l’hotel fu rinominato Bellavista, situato “a strapiombo sulla valle con l’abisso davanti e il Monte Rosa alle spalle”. Oggi è in rovina, ma all’inizio del Novecento e fino agli anni ’90, fu un rifugio per scrittori, intellettuali, giornalisti, membri della reale e alpinisti, tra cui Gozzano che disprezzava la banalità degli altri ospiti letterati, De Amicis, Antonio Borgese, i direttori de La Stampa e del Corsera (Frassati e Albertini), Margherita e Maria José di casa Savoia, e Natalia Ginzburg, che ne parlò nel suo “Lessico Famigliare” ricordando le vacanze in Val d’Ayas con suo padre che apprezzava il socialismo, l’Inghilterra, i romanzi di Zola, la fondazione Rockefeller, la montagna e le guide della Val d’Aosta.
È impossibile restare indifferenti di fronte al vecchio hotel abbandonato, dove si possono ancora leggere le insegne in francese (Hotel Bellevue) e in italiano (Hotel Bellavista), separate solo da uno spigolo dell’edificio color grigio topolino. Qui soggiornavano gli esperti alpinisti che accompagnavano i turisti inglesi appassionati di montagna, ospiti del piccolo albergo, seguaci di John Murray e John Ball, autori di famosi manuali di alpinismo. È commovente poi scoprire ciò che Gozzano incise su una delle finestre: “Chi sono? È tanto strano/fra tante cose strambe/ un coso con due gambe/detto guidogozzano”.
L’attuale Aethos Monterosa, che ha stretto un patto con gli alberi rimanendo al di sotto delle loro cime per non disturbare il magnifico sipario forestale lungo le rive del torrente Evançon, è il punto di partenza ideale per raggiungere Saint-Jacques, nel fondovalle, e da lì salire al storico Bellevue con le ciaspole o i ramponcini in circa un’ora e mezza di ripido sentiero tracciato tra le abetaie popolate da camosci, cervi, volpi prede dei lupi che le sgranocchiano con avidità. Un’escursione salutare e alternativa allo sci da discesa praticato a Champoluc anche da molti scandinavi e nordici che affollano la cabinovia del Crest per raggiungere il comprensorio gestito dalla Monterosa Ski, che da un decennio desidera ampliare gli attuali 180 chilometri di piste, collegando la Val d’Ayas a quella di Gressoney e Alagna, realizzando un ardito collegamento diretto con Cervinia e quindi con Zermatt. Questo progetto faraonico è osteggiato dagli ambientalisti anche perché considerato inutilmente costoso e dannoso per l’ambiente (anche se l’80% degli introiti della Val d’Ayas dipende dall’attività sciistica invernale e quindi dagli appassionati delle due lamine). È vero che, forse ironicamente, la potenziale espansione in quota del comprensorio è vista dai locali come un modo per proteggere la località sciistica dato che gli inverni diventano più caldi e meno nevosi. Gli imprenditori di Champoluc sono preoccupati per l’aumento delle piogge invernali e per l’innalzamento del limite delle nevicate ogni inverno.
Le trenta suites dell’Aethos Monterosa offrono ai clienti un’esperienza immersiva nella natura, con attività guidate da un team competente di guide escursionistiche e istruttori di free-climbing che rispettano l’ambiente. Il resort, circondato da boschi innevati che ricordano bastoncini di zucchero filato, vive secondo il motto di Paulo Coelho: “Se ci si pensa l’avventura è pericolosa, ma la routine è letale”. Anche solo cimentandosi in sicurezza nell’arrampicata su una delle trenta “vie” di varia difficoltà (da facili a estreme) tracciate nella parete/palestra di roccia all’interno dell’albergo, si comprende questo concetto. Ci si può esibire anche con i ramponi nella piccola cascata di ghiaccio creata nel giardino. La struttura, che è una reinterpretazione contemporanea degli antichi borghi valdostani con abitazioni sviluppate intorno a un nucleo centrale, richiama “le linee spezzate di un quadro di Kandinsky, o le solide geometrie di Cézanne, o le prospettive scomposte scaturite dalla genialità di Pablo Picasso”, creando un’inconfondibile trama di angoli, forme e profili netti che si integrano con i volumi vetrati riflettenti i vari scorci del paesaggio circostante.
La nuova ala appena terminata, collegata alla hall da un tunnel vetrato, comprende ventitré suites dal design minimalista curato da Studio Astet di Barcellona, ispirato ai colori e alle texture contrastanti dell’ambiente naturale del parco-giardino dove è stata inserita una piscina esterna riscaldata con vista sulle cime del Rosa. L’architettura, alla fine della Valle d’Ayas, è “di rottura”, molto diversa da quella storica dei tipici rascard seicenteschi in pietra e legno, sollevati su pilastri a forma di fungo, adibiti a fienili e depositi, simili ai mazot del Vallese e legati alla cultura abitativa dei walser, che si raggomitolano pure nella vicina frazione di Saint-Jacques; ma che onora comunque le minuziose ricerche e le eleganti interpretazioni degli stessi elaborate e sviluppate dal geniale Carlo Mollino (amante della montagna) e concretate nella splendida casa Garelli (1962-65) a Champoluc.
INFO
– lovevda.it
– visitayas.it
– aethos.com
ARRIVARE
Da Verres a Champoluc sono circa 40 km lungo la SR45 percorribili in circa 45 minuti di viaggio in auto
DORMIRE E MANGIARE
L’Aethos Champoluc Boutique Hotel/resort offre una spa alpina che comprende sauna a legna, bagno turco, vasche idromassaggio e una piscina interna da 25 metri, e vanta due ristoranti complementari che offrono una cucina che va oltre la tipica cucina valdostana presente ovunque nei locali dell’area, invadendo la main street di Champoluc, di cui uno di cucina giapponese-esotica, il 1568 Japanese Steakhouse. Un luogo di ritrovo è il bancone del The Doping, gestito da esperti barmen e barwomen.
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