Tommaso Miele, fino a poco tempo fa presidente del collegio dei revisori del Consiglio superiore della magistratura, ha rassegnato le dimissioni nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sulle autorizzazioni al progetto del ponte sullo Stretto. La vicenda, che coinvolge anche altre due persone, riapre il dibattito sul rapporto tra controlli giudiziari, grandi opere e interessi privati.
Ex magistrato della Corte dei Conti e fino allo scorso febbraio presidente aggiunto dello stesso organo, Tommaso Miele è finito nel fascicolo perché il suo ruolo istituzionale lo aveva posto al centro della valutazione sui profili economici e procedurali del progetto del ponte, poi respinto dalla Corte dei Conti. Le accuse contestate agli indagati sono corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
Accanto a Miele compaiono due nomi noti: l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, ex membro del consiglio di amministrazione della società pubblica incaricata del ponte e dirigente politico, e l’imprenditore edile Vincenzo Virgiglio, titolare di attività a Reggio Calabria. Secondo l’accusa, i due avrebbero esercitato pressioni per ottenere informazioni riservate e un parere favorevole, promettendo in cambio favori e possibili incarichi pubblici.
- Chi è indagato: Tommaso Miele, Giacomo Francesco Saccomanno, Vincenzo Virgiglio.
- Accuse principali: corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
- Oggetto dell’inchiesta: autorizzazioni e pareri legati al progetto del ponte sullo Stretto.
- Esito preliminare: il progetto è stato poi bocciato dalla Corte dei Conti.
- Conseguenze immediate: dimissioni di Miele dalla presidenza del collegio dei revisori del CSM e da altri incarichi.
Il collegio dei revisori del Consiglio superiore della magistratura (CSM) ha competenze specifiche sul controllo dei bilanci e delle spese dell’organo di autogoverno della magistratura: la carica lasciata da Miele riveste quindi una significativa valenza istituzionale, soprattutto in termini di immagine e trasparenza dell’ente.
Fonti giudiziarie spiegano che, in cambio di un orientamento favorevole e di informazioni riservate — tra cui presunte valutazioni interne di colleghi sulla pratica — Saccomanno e Virgiglio avrebbero promesso a Miele la possibilità di ottenere incarichi pubblici successivamente al suo pensionamento. L’indagine punta a ricostruire contatti, scambi e pressioni avvenuti nella fase più delicata delle autorizzazioni.
Le ricadute si estendono oltre il solo CSM. Miele si è dimesso anche dal Collegio consultivo tecnico del Veneto, dove seguiva, tra l’altro, aspetti della nuova linea ferroviaria Verona-Vicenza-Padova. Resta, invece, nel ruolo di consulente per la Regione Abruzzo sui progetti di ricostruzione dopo le frane del 2023 nei comuni di Chieti e Bucchianico.
La vicenda solleva nodi istituzionali che avranno riflessi pratici: controllo sui processi decisionali relativi alle grandi opere, meccanismi di nomina e verifica degli incarichi dopo il servizio pubblico, e responsabilità delle società coinvolte nelle fasi propedeutiche ai pareri ufficiali.
Al momento l’inchiesta è nelle mani della procura di Roma e le indagini continuano. Saranno gli accertamenti giudiziari a chiarire ruoli, responsabilità e dinamiche dei contatti riportati nel fascicolo; intanto, le dimissioni di Miele segnano una prima conseguenza formale.
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