L’affascinante storia della carteria Tassotti di Bassano del Grappa

Giorgio Tassotti è un 85enne rimasto giovane. Basta guardarlo per capire quanto sia curioso, intraprendente e sagace. Da ormai più di sessant’anni ha avviato la carteria che porta il suo nome, e da venticinque il negozio in centro a Bassano del Grappa, appena dietro l’angolo con il Ponte Vecchio, un bel ponte di legno d’epoca palladiana sospeso sul Brenta, tra le principali attrazioni della cittadina veneta.

Situata al confine tra le province di Vicenza, Padova e Treviso, ai piedi delle Prealpi Venete, appena sotto l’Altopiano di Asiago e il Monte Grappa, Bassano è una città ricca di storia. Teatro di guerra durante entrambi i conflitti mondiali, raggiungerla, attraversando la campagna circostante, è uno spettacolo per gli occhi. E Nove con le sue ceramiche, le ciliegie di Marostica, e, ancora, gli asparagi bianchi, il baccalà e, naturalmente, la grappa di Bassano, aggiungono ulteriore fascino alla zona. È una terra di prodotti Doc, tant’è che anche il signor Tassotti nutre l’aspirazione di ottenere lo stesso marchio, o un ugual riconoscimento di qualità, per la sua carta.

Sposato da 58 anni – “dovrebbero farmi beato”, scherza, Tassotti ha alle spalle una carriera da imprenditore: prima di aprire la sua carteria, nel 1957, aveva fondato un’azienda di mobili e di ceramica. Ma fu probabilmente l’esperienza come giornalista pubblicista a portarlo ad acquistare la sua prima macchina da stampa. L’idea, geniale, gli giunse l’anno successivo, nel ‘58, in occasione di una mostra allestita al museo civico di Bassano: il tema erano i Remondini, una famiglia di stampatori che, a cavallo tra la metà del ‘600 e la metà dell’800, si affermarono come la maggiore casa editrice italiana e una delle più importanti in Europa, contribuendo a portare il nome della città di Bassano nel mondo. Affascinato dall’attività dei Remondini, Tassotti volle così recuperarne la tradizione, prima riproducendo stampe d’arte del ‘700 e ‘800, poi legando sempre di più la tradizione remondiniana alla sua produzione, che oggi comprende 360 fantasie a catalogo per 2000 articoli, tra stampe colorate a mano, carte decorative, oggettistica, materiali da cartoleria e libri.

La storia dei Remondini

Giovanni Antonio Remondini, mercante di professione e capostipite di un’intera dinastia di stampatori, aveva avviato la sua attività tipografica a Bassano del Grappa verso la metà del Seicento, inizialmente stampando qualche semplice incisione di carattere popolare e qualche piccolo libro scolastico, come salteri, abachi, abbecedari e poemetti della tradizione cavalleresca, ornati a volte da semplici incisioni xilografiche. Sarebbero stati poi i figli a far crescere esponenzialmente l’attività, ma Giovanni Antonio fu indubbiamente colui che pose le basi per un commercio e una notorietà di ordine mondiale, affidando i suoi prodotti a venditori ambulanti, i cosiddetti Tesini, che li portavano in giro per l’Italia, l’Europa, l’America latina e la Russia. Un mercato, insomma, che sarebbe arrivato a competere con i più grandi editori della Repubblica di Venezia.

Il successo della casa Remondini fu dovuto soprattutto alle stampe a diffusione popolare, in gran parte immagini sacre, dai classici santini ai fogli di grandi dimensioni da appendere alle pareti, ma vi si trovavano anche animali, giochi e illustrazioni profane come il Paese di Cuccagna, “dove chi manco lavora più guadagna”, una sorta di immaginario paese dei balocchi che all’epoca era censurato dal clero veneziano. Tra carte dorate, argentate, cinesi, sbruffate, indiane, persiane, tartarugate, damascate, fiorate e vellutate, pensate per gli usi più disparati, dai fogli per ventole (ventagli) ai fogli da ritaglio per rivestire i mobili o i coperchi delle tabacchiere, e le vedute ottiche usate per gli spettacoli del “mondo nuovo”, il catalogo contava circa 10mila immagini.

Forti del possesso di cartiere di proprietà sul Brenta e sul Piave, dove potevano produrre direttamente la materia prima, i Remondini potevano vantare un’industria con diverse decine di torchi di ogni tipo, alcune librerie, ben mille dipendenti e diverse agenzie e corrispondenti sparsi in Europa. Dalla metà del Settecento, la carteria si lanciò anche nella produzione libraria, ristampando a buon mercato molte delle opere veneziane più famose. Il grande sogno era, però, destinato a finire: da un lato la concorrenza dei vecchi librai veneziani diede non poco filo da torcere alla casa editrice, tra accuse di plagio e persino, in un’occasione, di oltraggio al re di Spagna. Dall’altro, la caduta della Repubblica di Venezia alla fine del ‘700, le guerre napoleoniche e l’irrompere delle nuove tecnologie segnarono l’inizio di un declino lento ma inesorabile. I Remondini dovettero chiudere i battenti nel 1861. A quel punto le matrici lignee vennero portate a Varese, alla Carteria Molina di Malnate, dove iniziò la produzione della nota Carta Varese, e lì rimasero per circa un secolo, finché proprio nel 1957 (anno di fondazione della Carteria Tassotti) il conte Sguardi, erede dei Molina, donò tutti i legni originali Remondini alla città di Bassano, dove ripresero vita grazie all’attività della famiglia Tassotti.

Imitare i grandi

E proprio così il profondo legame con Remondini è diventato la caratteristica distintiva di Tassotti: dopo la famigerata scoperta, l’imprenditore inizia a vendere le sue stampe alle fiere e frequenta mercatini dell’usato, raccogliendo gli esemplari di stampe originali dei Remondini. “Volevo recuperare il senso di quest’attività e della carta”, racconta Tassotti. Il risultato di questo lavoro di ricerca è messo in mostra nel museo che il “cartiere” ha allestito al piano superiore del suo negozio. Vi si trovano stampe di ogni genere: dalle geometrie remondiniane delle carte da parati (che Tassotti utilizza in originale su diversi dei suoi prodotti) alle stampe di animali (famoso è il gatto del Remondini) e di antichi giochi, oltre a particolari carte decorate, vedute panoramiche e libri. Un’altra bella collezione, poi, è visitabile al Museo della stampa Remondini al palazzo Sturm di Bassano.

Tassotti ha smesso soltanto qualche anno fa la sua collezione di stampe originali, complice l’alzarsi dei prezzi e la crescente scarsità di questi pezzi d’arte. Ma la sua notorietà come collezionista rimane ben nota, e a tal proposito all’imprenditore non mancano aneddoti da raccontare. Come la volta in cui ad un mercatino si era avvicinato ad una bancarella, vedendo una stampa di Remondini, e il venditore, chiedendo un prezzo esagerato, l’aveva incalzato dicendogli che se al posto suo ci fosse stato il signor Tassotti, l’avrebbe comprata senza batter ciglio. Facile immaginare come il venditore sgranò gli occhi quando Tassotti in persona gli mostrò il biglietto da visita. “Ma comunque alla fine non me l’ha venduta”, ride l’imprenditore.

Ad ogni modo, dai primi ferventi anni di collezionismo e commercio, l’azienda cresce e supera la crisi degli anni ‘70. Ma, all’inizio degli anni ‘90, si scontra con il calo della moda delle stampe, quando prende piede la tecnica del découpage: allora, Tassotti allarga la produzione a diverse tipologie di prodotti.

Le sfide di un’epoca

Oggi le vendite di Tassotti, che realizza metà del suo fatturato in Italia e metà all’estero, si concentrano soprattutto su design moderni, pur con cavalli di battaglia come CartaScrittura e Musica, che di distinguono dalla distribuzione di massa. C’è, infatti, da dire che non sono tempi facili per un’azienda che ha al cuore un prodotto tradizionale come la carta. Ne è testimone Nicole Tassotti, figlia dell’imprenditore: si occupa dello sviluppo delle illustrazioni insieme ai grafici e ha il difficile compito di portare l’innovazione in azienda, sia in termini di processi di produzione che di filosofia. Certo, la tecnologia è entrata nei processi, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo delle grafiche, ma Tassotti lavora ancora moltissimo in maniera manuale e tradizionale: fatta eccezione per il taglio della carta e delle scatole, che vengono eseguiti dalle macchine, tutto viene fatto a mano. E, accanto a quelle macchine, vivono ancora innumerevoli altre antiche macchine da stampa, ormai non più in uso, e tutte le versioni di computer Apple Macintosh utilizzate da Tassotti nel corso degli anni, datate e riunite in una seconda, piccola esposizione.

I dipendenti? Diciassette, di cui soltanto tre uomini, mentre la maggior parte sono mamme con contratto part-time: una delle più veterane è impiegata da 28 anni. Anche in questo senso si rispecchia la scelta di Tassotti di tutelare la bontà delle lezioni del passato, in un mondo del lavoro che oggi appare sempre più ossessionato dalla produttività, spesso anche a discapito dei diritti dei lavoratori.

Sguardo al futuro

La sfida principale che Tassotti gioca oggi, quindi, è soprattutto quella di giostrarsi sull’onda del futuro pur rimanendo coerente con i capisaldi della tradizione. Una sfida doppiamente difficile, perché si tratta di articoli pregiati in cui viene racchiusa l’essenza del saper fare italiano (la carta di Tassotti è Fabriano, in cellulosa pura di spessore da 85 grammi al metro quadro). È, insomma, una carta da toccare, annusare, sentire; quindi, va studiata per essere apprezzata. “Il nostro non è un articolo a larga diffusione, né per persone griffate, ma un articolo di nicchia”, dice Giorgio Tassotti. Non a caso molti dei suoi clienti sono insegnanti e scrittori. Per fortuna, però, l’azienda sta iniziando a registrare un interesse crescente da parte dei ragazzi, anche grazie ad attività come le letture ad alta voce in biblioteca e, dal 2016, Chilometroquadro, progetto di promozione del territorio di Bassano dove gli imprenditori del centro storico della città ne raccontano la storia e l’identità. Le sfide per continuare a fare bene, anche in futuro sono tante. Ma l’ottimismo c’è: “Io credo che la carta tornerà”, afferma Nicole Tassotti. E verrebbe da dire che non possa esserci un punto di partenza migliore di questo, né uno scenario migliore cui auspicare.

ph Irene Dominioni

Irene Dominioni

Cresciuta nella foresta di libri della sua casa milanese, Irene ha inseguito la passione per il giornalismo in Danimarca e in Olanda, grazie al master Erasmus Mundus Journalism, Media and Globalisation. Di nuovo a Milano, oggi collabora con pubblicazioni internazionali come Pandeia.eu e Orange Magazine, e si occupa di comunicazione, social media e organizzazione di eventi. Su Moda a Colazione scrive di cultura e viaggi.

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